Il tempo della decisione: vado avanti?
(Gen 15,5-12.17-18 Sal 26 Fil 3,17- 4,1 Lc 9,28-36)
Quando camminiamo per un sentiero o semplicemente passeggiamo, inevitabile è decidere in che direzione andare e così è anche nella nostra vita. Oggigiorno notiamo però una diffusa tendenza nel procrastinare le decisioni e lasciare che altri, il tempo o la stessa realtà scelgano per noi. Il rischio è che l’esitazione diventi la norma o peggio ancora… che le conseguenze ricadono sulla vita degli altri.
Oggi il Vangelo di Luca descrive la tenacia con cui Gesù persegue la sua meta nonché la volontà di portare a compimento il progetto di salvezza che il Padre gli ha affidato. La trasfigurazione ci apre sull’inizio del cammino di Gesù verso Gerusalemme (Lc 9,51).
Tutti sappiamo che dopo ogni decisione, la vita ci porrà davanti alla realtà della prova, momenti in cui possiamo guardarci indietro, rivedere le scelte, il cammino fatto e decidere se tornare sui nostri passi o procedere verso la meta prefissata, e lo stesso capita anche a Gesù.
Ma è in questo contesto che la voce del Padre si fa ancora presente: nel battesimo gli ha affidato la missione, ora gli rinnova la sua fiducia: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». (Lc 9,35 e cf 3,22).
Se vogliamo meglio comprendere questo testo soffermiamoci sui verbi “uscire” e “chiudersi”, e le parole “esodo” e “capanna”
Decidere significa uscire da sé stessi, dalle proprie paure, dalle proprie sicurezze, per incontrare la realtà, in opposizione alle capanne proposte da Pietro immagine di chi invece vuole vivere una vita comoda dentro una capanna ma che può rivelarsi una trappola.
Non dimentichiamoci che nel greco classico l’esodo era anche metafora del cammino che porta fuori dalla vita, cioè verso la morte.
Pietro vuole “imprigionare” questa sua esperienza di Dio, fissare quel ricordo nell’immo-bilismo, mentre l’esperienza con Cristo è un’esperienza vivente, sempre nuova, che non si lascia trattenere né fissare in alcun modo. Solo in Gesù ogni uomo può ritrovare il luogo dell’incontro con Dio.
Gesù si è trasfigurato, cioè si è lasciato vedere al di là della figura umana che al contempo rende visibile e nasconde il volto di Dio: Gesù è colui nel quale si compie l’Alleanza prefigurata tra Dio e Abramo che ci è stata ricordata nella prima lettura (Gen 15,5-18).
Come Dio, nell’immagine del fuoco, passa in mezzo agli animali divisi, a siglare l’Alleanza, ora, attraverso Cristo, Dio si impegna con noi una volta per sempre, a prendere su di sé il prezzo di quel patto. Gesù assume il ruolo di mediatore, di Messia e di sacerdote eterno, sancito alla presenza di Mosè ed Elia, profeti di cui non si conosce il luogo della sepoltura, ma che sarebbero tornati per annunciare la venuta del Messia.
Mosè ed Elia inoltre sono immagine dell’intera Scrittura: “la Legge e i Profeti” come più volte ricorda Gesù nei Vangeli: Mosè simbolo della Legge, a lui è stata consegnata e da lui messa per iscritto (secondo la tradizione); Elia è il profeta per eccellenza.
Interessante è il ruolo della “nube”: se da un lato la nube nasconde, non permette di vedere chiaramente, è altrettanto vero che attraverso essa è possibile udire la voce del Padre che rassicura e conferma. Anche per noi nelle nubi del nostro vivere (di paure e incertezze), ogni momento può diventare luogo di trasfigurazione luogo in cui Dio ci mostra il suo vero volto: è dal suo volto trasfigurato che possiamo riconoscere la via.
Chiediamoci allora: Sono uno che rimanda le mie decisioni o sono pronto ad assumermi le mie responsabilità? I momenti in cui Dio si rivela nella mia vita li tengo per me oppure li comunico e li condivido con chi mi sta vicino?
II_Quaresima