Dove sono i frutti? Quando la vita sembra sterile.
(Es 3,1-8.13-15 Sal 102 1Cor 10,1-6.10-12 Lc 13,1-9)
Quando siamo vittime della cattiveria umana o quando la vita ci pone davanti alla sofferenza e al dolore dell’innocente, è inevitabile chiederci: perché il male? Perché nella mia vita? Perché proprio a me?
«Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dal potere dell’Egitto…». (Es 3,7)
È il grido di chi, esasperato come il popolo d’Israele, è sotto il peso di un male ingiusto. Qualcuno però raccoglie quel grido. Quel popolo appartiene a Dio, come a Dio appartiene la vita di ogni uomo. Dio non resta mai sordo davanti al nostro lamento.
Dio si presenta come colui che sta nella storia (Es 3,6), “Dio dei vostri padri, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe…” continua a essere Padre dell’umanità e non è un Padre astratto e lontano, ma è colui che c’è, e un Padre presente in ogni istante della nostra esistenza.
E questa è la sua risposta allo scandalo del male: Io ci sono e insieme a te e con te attraverso questo male!
Ma c’è però un’esperienza di male forse più drammatica: è il male che abita dentro di noi, è il male che ci portiamo dentro: è la perdita di senso, è la violenza gratuita contro sé stessi e contro la vita, è l’indifferenza, è il rifiuto del mondo. È un male che pian piano ci trasforma e a cui neppure noi, siamo capaci di dare un nome.
Siamo molto bravi a condannare furiosamente la cattiveria umana, il male al di fuori di noi, (Pilato che aveva massacrato alcuni Galilei, o il crollo di una torre), e altrettanto lo siamo nel trincerarsi dietro a tante scuse quando ci interroghiamo sul rancore e il senso di male che ci portiamo dentro.
È questo male che ci abita dentro che ci porta alla morte eterna, scaraventandoci in quel vuoto interiore che distrugge totalmente la nostra vita.
Gesù ci insegna che non è stato il peccato la causa della tragedia che ha colpito il gruppo di Galilei o le morti per il crollo della torre, ma è certamente il peccato (il male che ci abita) a impedirci di trovare la vita vera, ed è questo il male contro cui dobbiamo lottare. Veramente questo male ci toglie la vita e ci rende sterili come il fico piantato nella vigna.
La Vigna molto presente nelle pagine della Bibbia è immagine del popolo di Israele, mentre il Fico è simbolo della Legge che Dio ha piantato/donato a tutto il popolo di Israele, ma anche a noi.
Ma questa Legge, questa Parola seminata da Cristo sta portando frutti nei nostri cuori?
“Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo.” Non è che soffochiamo la Parola che il seminatore ha gettato in noi?
Gesù non si stanca mai di venire a cercare frutti di bene nella nostra vita!
Dio desidera che la nostra vita possa fiorire e per questo ci fa abitare all’interno di questa relazione: tra il Padre che ha piantato la vigna e il Figlio che con pazienza se ne prende cura zappando e concimando. E allora a quando i frutti?
Il vignaiolo aveva chiesto un anno, il padrone della vigna concede addirittura una vita intera ma spetta solo all’uomo decidere.
Chiediamoci allora: Conosco i pensieri di male che mi abitano dentro? Quale cammino di conversione posso intraprendere per permettere alla mia vita di fiorire?