Che fatica guardarci dentro!
(Is 43,16-21 Sal 125 Fil 3,8-14 Gv 8,1-11)
Quanto è facile condannare quello che non va negli altri, più difficile è guardare il problema che è dentro di noi. Giudicando e condannando le azioni altrui, ci illudiamo di metterci a posto, purtroppo invece, finiamo per far del male agli altri, e quel che è peggio, non risolviamo il nostro problema.
Oggi il Vangelo, ci fa porre attenzione sugli scribi e i farisei, persone che si professano esperti della legge, pronti a difenderla a ogni costo (troppo spesso sulla pelle degli altri): si presentano come giusti, in modo che nessuno li possa sottoporre a giudizio.
Solo loro?…
Affermano di aver colto la donna in flagrante adulterio, ma dov’erano per averla vista? sotto le sue finestre?!
A parte un po’ di sarcasmo, per capire meglio il motivo di questa diatriba è importante vedere dove è collocato questo racconto.
Il Vangelo di Giovanni colloca questa discussione all’interno di capitoli attraversati già da altri momenti di forte tensione tra Gesù e i suoi avversari: il vero imputato in questo falso processo non è la donna adultera ma bensì Gesù stesso se non addirittura la misericordia di Dio.
Scribi e farisei non possono accettare il perdono senza limiti predicato da Gesù: qualcuno deve essere condannato, altrimenti viene a mancare la loro ragione d’esistere, l’essere giudici per il popolo!
Interessante è anche la strategia usata da Gesù: attraverso un linguaggio corporeo, conduce scribi e farisei a guardarsi dentro di loro, evitando di giungere ad uno scontro violento.
– Quando arrivano scribi e farisei, Gesù è seduto (cf Gv 8,2b), è la posizione della Sapienza di chi nel tribunale ha il compito di giudicare;
– Gesù si china poi a scrivere per terra (cf Gv 8,6b). Non sappiamo cosa abbia scritto, ma, dalla reazione di questi esperti della legge, è possibile ipotizzare che abbia scritto precetti della legge che essi conoscevano bene.
È come se Gesù li avesse messi davanti a uno specchio, perché potessero guardarsi dentro, e rendersi conto che anche loro non sono meno peccatori degli altri.
Gesù li mette in contatto con quella parte oscura che abita il loro cuore e che non volevano vedere;
– Gesù si alza (cf Gv 8,7), non si lascia manipolare da chi vuole innalzarlo a giudice: scribi e farisei sono in grado di giudicare da soli la loro vita… e infatti se ne vanno cominciando dai più anziani.
– Gesù è ora seduto davanti alla donna (cf Gv 8,8) e non c’è nessun altro. È nella posizione del giudice, ma si alza anche per lei (cf Gv 8,10), potrebbe condannarla ma non lo fa, perché il suo desiderio non è distruggere ma dare vita, non è condannare, ma perdonare.
Siamo ormai vicino alla Pasqua e in questo racconto che ha per soggetto questa donna umiliata, spiata, maltrattata, gettata davanti a un tribunale improvvisato, possiamo leggere il destino di Gesù e quello che sta per accadergli, ma anche il destino di tanta povera gente lungo la storia che si è messa alla sequela di Cristo.
Chiediamoci allora: solitamente io, mi metto nell’atteggiamento del giudice, o sono capace di avere uno sguardo di misericordia verso i miei fratelli? Accetto e cerco di guardare quello che non va in me oppure tendo a riversare il problema sempre negli altri?
V_Quaresima